| Paese | Italia |
|---|---|
| Periodo | |
| Valore | 10000 |
| Valuta | Lira |
| Emissione | 1955 |
Banca d’Italia – decreto 21.11.1955 – firme Menichella-Boggione – contrassegni Medusa-BI.
La banconota da 10.000 lire tipo “Repubbliche Marinare” rappresenta una delle emissioni più iconiche della cartamoneta italiana del secondo dopoguerra, non soltanto per l’elevato valore nominale, ma anche per le dimensioni eccezionali, per la composizione grafica e per la lunga permanenza nella circolazione. Il biglietto nacque in un periodo nel quale la forte svalutazione della lira, a seguito degli eventi bellici e della situazione economica del dopoguerra, aveva reso necessario ampliare la scala dei valori facciali.
La Banca d’Italia era già stata autorizzata nel 1945 a emettere i cosiddetti “titoli provvisori” da 5.000 e 10.000 lire, destinati a svolgere temporaneamente la funzione di banconote di elevato valore, e nel 1948 venne autorizzata l’emissione del nuovo biglietto da 10.000 lire tipo “Repubbliche Marinare”. La Banca d’Italia indica il 1951 come anno di effettiva immissione in circolazione del nuovo biglietto, che rimase poi in corso fino al 30.06.1969.
Il 10.000 lire tipo “Repubbliche Marinare” costituisce pertanto un passaggio fondamentale nell’evoluzione della cartamoneta italiana, segnando il superamento dei grandi titoli provvisori del dopoguerra e l’affermazione di una nuova tipologia di biglietto destinata a rimanere in circolazione per circa un ventennio.
Il decreto ministeriale del 07.05.1948 ne definì le caratteristiche; il bozzetto era opera di Giovanni Capranesi, mentre l’incisione fu realizzata da Andrea Bianchi; la stampa veniva eseguita presso le Officine della Banca d’Italia di Roma. Il biglietto presentava dimensioni imponenti, pari a circa 246 × 125 millimetri, che ne fanno uno dei più grandi biglietti emessi dalla Banca d’Italia nel periodo repubblicano. La scelta del soggetto riprendeva un’impostazione iconografica già utilizzata da Capranesi per precedenti emissioni della Banca d’Italia, adattandola alle esigenze della nuova cartamoneta repubblicana.
Sul fronte, al centro della composizione, sono raffigurate due maestose figure femminili sedute, che rappresentano allegoricamente Venezia e Genova, le due “Regine del mare”, e poggiano il braccio sugli stemmi delle rispettive città. La composizione è inserita all’interno di una ricca decorazione di gusto rinascimentale, nella quale motivi ornamentali, fregi e cornici contribuiscono a creare un insieme particolarmente elaborato. Il riferimento alle Repubbliche Marinare non è quindi affidato alla rappresentazione di personaggi storici, ma alla personificazione delle due città, elemento che conferisce al biglietto un carattere fortemente allegorico. La parte figurativa del fronte è inoltre accompagnata da due medaglioni destinati a lasciare visibili le filigrane: nell’ovale sinistro compare la testa di Michelangelo, mentre in quello destro è raffigurata la testa di Galileo Galilei. Al centro, nella parte superiore della composizione, compare il contrassegno di Stato con la testa di Medusa, mentre sul verso è presente il monogramma “B.I.”.
Il retro presenta al centro, all’interno di un medaglione, il profilo idealizzato di Dante Alighieri, con il capo cinto di alloro. La presenza di Dante costituisce un ulteriore richiamo alla cultura italiana e contribuisce a completare l’impianto celebrativo del biglietto, nel quale le figure allegoriche delle Repubbliche Marinare sono affiancate, sul verso, dalla rappresentazione di uno dei massimi protagonisti della letteratura italiana. La scelta di Capranesi si inseriva in una tradizione della Banca d’Italia che affidava alla banconota non soltanto una funzione monetaria, ma anche quella di veicolo di immagini, simboli e riferimenti alla storia e alla cultura nazionale.
Dal punto di vista tecnico, il biglietto presenta una struttura particolarmente raffinata per l’epoca. La carta è bianca, di speciale impasto e filigranata, mentre la stampa combina tipografia e calcografia. La ricca decorazione policroma e la complessità delle incisioni rispondono contemporaneamente a esigenze estetiche e di sicurezza, rendendo il biglietto difficilmente riproducibile con mezzi ordinari. Le dimensioni eccezionali, pur costituendo uno degli aspetti più caratteristici del tipo, erano però destinate a diventare progressivamente anacronistiche: proprio l’ampiezza del biglietto suscitò infatti osservazioni e critiche già all’epoca, e la Banca d’Italia avrebbe successivamente orientato la progettazione delle nuove emissioni verso formati più contenuti e maggiormente adatti alla conservazione nel normale portafoglio.
La produzione del tipo fu molto ampia e raggiunse complessivamente quasi 500 milioni di esemplari, articolati in numerose emissioni comprese tra il 1948 e il 1962. Le prime emissioni portano le firme di Luigi Einaudi e Urbini; dal 1949 compare la combinazione Menichella-Urbini, dal 1953 quella Menichella-Boggione e, infine, dal 1961, quella Carli-Ripa. La varietà delle date e delle firme rende il tipo particolarmente interessante anche sotto il profilo collezionistico, permettendo di seguire attraverso le diverse emissioni l’avvicendamento dei vertici della Banca d’Italia.
Le serie sostitutive, emesse per rimpiazzare i biglietti scartati durante il processo produttivo e contraddistinte dalla lettera W all’inizio del numero di serie, furono prodotte esclusivamente negli ultimi anni di emissione del tipo e raggiunsero complessivamente circa 5,6 milioni di esemplari. Sono documentate solo tre emissioni di serie sostitutive, sulle quali compaiono rispettivamente le date delle serie ordinarie emesse con decreti 23.03.1961, 02.11.1961 e 24.03.1962.
La sua straordinaria diffusione e il suo alto valore nominale hanno contribuito a rendere questo biglietto un simbolo della sua epoca, tanto da essere stato protagonista del famoso film “La banda degli onesti“, la celebre commedia del 1956 interpretata da Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia. La scelta del taglio da 10.000 lire non fu casuale: all’epoca si trattava di una somma enorme e il formato del biglietto, realmente imponente, è diventato esso stesso un elemento della comicità del film, costituendo uno degli elementi ricorrenti della vicenda e contribuendo a rendere memorabili le scene dedicate alla sua falsificazione. Anche grazie alla notorietà acquisita attraverso il cinema, questa banconota da 10.000 lire è rimasta indelebilmente impressa nell’immaginario collettivo, rappresentando un interessante caso in cui una reale banconota ha assunto, attraverso il cinema, una notorietà che supera anche l’ambito numismatico.
La tipologia rimase in circolazione fino al 30.06.1969, quando venne definitivamente posta fuori corso, dopo aver attraversato un ventennio di storia economica italiana. La sua lunga vita riflette l’importanza raggiunta dai grandi tagli nella società italiana del dopoguerra, ma anche l’evoluzione delle esigenze pratiche legate alla circolazione del contante. Il suo formato monumentale va infatti letto anche alla luce della concezione che caratterizzava la cartamoneta di elevato valore nella prima metà del novecento: le grandi dimensioni costituivano ancora un elemento ricorrente dei biglietti di maggior taglio e contribuivano a distinguerli visivamente dalle banconote di valore inferiore. Nel secondo dopoguerra, la forte svalutazione della moneta e la conseguente necessità di ampliare la scala dei valori facciali portarono all’introduzione di tagli elevati, per i quali il grande formato rappresentava ancora una caratteristica consolidata. Con il progressivo affermarsi di nuove esigenze pratiche nella circolazione e nella conservazione del contante, questa impostazione sarebbe tuttavia entrata in crisi, favorendo il passaggio a banconote più compatte. In questo senso, il 10.000 lire “Repubbliche Marinare” rappresenta il culmine della tradizione dei grandi biglietti di elevato valore e, al tempo stesso, uno dei punti di partenza della progressiva trasformazione verso formati più moderni e contenuti.
Per il collezionista, il 10.000 lire “Repubbliche Marinare” non è quindi soltanto un antico biglietto di grande formato, ma un’autentica testimonianza dell’Italia del dopoguerra, nella quale storia economica, arte, tecnica tipografica e cultura popolare trovano una singolare sintesi.








